Qualche riflessione sulla musica online.
Le case discografiche non attraversano buoni momenti, dal giorno in cui un ragazzo american, Shawn Fanning si inventò una cosa chiamata Napster, un programma che facilitava la condivisione dei propri file con amici ed altri utenti del programma.
Da quel giorno, nonostante Napster sia stato chiuso e poi riaperto a pagamento, è partito un fenomeno inarrestabile che ha portato milioni di persone sulle reti dei programmi p2p, condividendo file in modo gratuito ed efficiente.
Il declino della musica su supporto fisico è evidente.
I CD non hanno più l'utilità di prima, e ne è primaria causa la nascita del formato mp3 e la diffusione dell'i-pod (e di seguito degli altri lettori mp3).
Il confronto non regge.
Tutte le caratteristiche (consumi, durata, capacità, praticità) sono contro il "vecchio" supporto circolare, anche se a fronte di una minore qualità del suono ampiamente ricompensata dai vantaggi dati.
In pochi anni il mercato cambia direzione e si sposta verso questo modo diverso, più comodo di concepire l'intrattenimento musicale.
In questo momento, le vendite di mp3 tramite download stanno aumentando.
E' però altrettanto vero che anche coloro che usano programmi di file sharing gratuiti aumentano di giorno in giorno (anche se non ci sono statistiche ufficiali precise è presumibile un trend di questo tipo).
Come risolvere il problema?
Non esiste che per scaricare UN brano in mp3 ci siano da pagare da 0,50 € a 1,00 - 2,00 €.
E' un prezzo totalmente fuori mercato che a mio parere non può reggere il confronto con la praticità e la gratuità di programmi p2p.
Se dovessi pensare a una futura soluzione, potrebbe essere quella di vendere abbonamenti a cifre predeterminate della durata di x mesi o 1 anno che permettano il download illimitato dei brani desiderati.
In questo modo pagando una cifra (per esempio 20-30 €??) basta il semplice motore di ricerca del sito fornitore del servizio per trovare il brano giusto, senza errori e con la migliore versione disponibile.
Io 20-30 euro all'anno per acquistare il diritto di scaricare in modo legale "mp3 OK100%" (canzoni giuste e senza errori) li spenderei più che volentieri. Se fossi un utente di programmi p2p di file sharing, le major incasserebbero dal sottoscritto soldi che mai vedrebbero.
Questo ragionamento si può applicare anche a video (come i film per esempio) ed altri prodotti (non appena le reti avranno una potenza maggiore di quella attuale...).
Voi che ne pensate?
PS: l'ultima (e meno auspicabile per le major) strada sarebbe quella che vede gli artisti guadagnare tramite concerti, advertising, merchandising e branding del proprio nome, accantonando i proventi della vendita di musica su supporto fisico.
Il ruolo delle major in tutto questo è quello di lavorare sull'immagine e sull'organizzazione degli artisti, delegando ai programmi di file sharing il compito di diffonderne in modo gratuito i brani agli utenti tramite la rete.











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