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Tra atomi e bit: nella Long Tail c’è anche Mediaworld?

Ormai la teoria della Long Tail è piuttosto conosciuta (consiglio: se non la conosci e vuoi sapere di cosa si parla clicca qui per un’infarinatura generale).

 

Stendendo le slide per la discussione della tesi, sono tornato sul grafico che ho fatto (di cui ecco l’anteprima qui sotto):

 

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In pratica nel settore dell’intrattenimento, o meglio, dei beni digitali (Musica, ad esempio), esistono 3 diversi tipi di Distributori che operano su diversi segmenti del mercato:

 

Distributori di Atomi

cioè di prodotti e servizi fisici in luoghi fisici, che solitamente non si possono trasformare in Bit.

Per ragioni di costi di magazzino e distribuzione operano solo con le hit, ovvero i prodotti più popolari.

 

Distributori di Bit

cioè distributori che vendono sia nella testa che in tutta la coda. Esempi di questo tipo sono iTunes di Apple e Rhapsody per la musica, e Netflix per i film. La sola Netflix mette a disposizione oltre 100.000 titoli contro i 3.500 di un Blockbuster medio.

 

Distributori Ibridi

cioè di prodotti e servizi fisici che si possono trasformare in Bit.

Grazie ai canali di distribuzione digitali, i costi di magazzino e distribuzione vengono fortemente ridotti. Questi distributori possono operare in due mercati: quello della testa e in parte di quello della coda, fino al limite a cui i costi magazzino e distribuzione permettono loro di vendere.

Un tipico esempio è Amazon, citata anche nel libro di Chris Anderson, che ha cominciato vendendo libri online (bene fisico digitalizzabile).

 

Ultimamente ho fatto visita al sito di Mediaworld. Ma prima, ecco come era la home page un pò di tempo fa.

 

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Già da qualche tempo era presente la sezione per la vendita online. Ora però la home si ritrova completamente rinnovata, con un’intelligente visualizzazione per cloud delle parole chiave.

Ecco il sito com’è oggi:

 

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Più info, più chiarezza, più glass e riflesso delle immagini che fanno molto 2.0 :P.

 

E soprattutto, una volta effettuato l’accesso al sito, ecco che si offrono “dichiaramente” :)  :

 

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Quindi mi chiedo se sia possibile considerare Mediaworld alla stregua di Amazon, parlando della tipologia di Distributore. Nel grafico ho messe entrambi nella categoria dei Distributori Ibridi, dato che entrambe operano nel mercato delle hit e delle “mezze hit”, con vendite di prodotti della Testa e di parte della Coda.

Ad esempio, in Net-Music, Mediaworld offre una scelta di 2.000.000 di brani di oltre 68.000 artisti. Numeri che la dicono lunga su quanto si crede che la Long Tail possa offrire serie opportunità di business.

E non è tutto.

Anche Tesco (che è il principale retailer della GDO inglese; un pò come Coop o Carrefour qui da noi insomma), in UK si è attrezzato per vendere musica in formato digitale via Tesco Digital, con un‘offerta di oltre 3.000.000 di brani in formato mp3, con un business model differente dal precedente, basato su 0.79 £ a canzone in formato .wma (incompatibile, pare una bestemmia, con l’iPod).

 

Insomma, volendo fare un pò di amichevole :) polemica con chi sostiene che la Long Tail non ha fondamento economico, ho buttato qua e la un pò di esempi e di spunti che dimostrano che forse la verità, come in molte cose, sta nel mezzo.

 

E di Mediaworld che ne pensate? Ibrido? ;o)

 

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